Ciao, Pablito
Un altro Re di cui poter solo ricordare le gesta
“Mi piacerebbe si ricordassero di me con una sola foto: maglia azzurra addosso, braccia aperte al cielo. Paolo Rossi, el hombre del partido"
Per celebrare Paolo Rossi basterebbero le citazioni, sue e su di lui.
Basterebbe la quantità di enormi messaggi d’affetto di chi lo ha conosciuto, visto, idolatrato. Tra cui uno brilla su tutti, come un faro nella notte.
“Non ci sarà mai nessuno come te, unico, speciale, dopo te il niente assoluto”
Le parole della moglie, Federica Cappelletti, sono il saluto perfetto da parte di tutta Italia. Che lo ha avuto in dono, senza conoscerlo mai. O forse cogliendolo a pieno. Di sicuro, regalandogli i momenti più belli della sua vita, sportiva.
Paolo Rossi era amico un po’ di tutti. Perché quando un calciatore, un uomo, fa qualcosa di così grande per un Paese, si merita e si guadagna l’affetto incondizionato di un Popolo intero.
L’Italia è stata e sarà per sempre ai piedi di Pablito. L’eroe di Spagna ‘82, che regalò la rivincita ad un Paese in ginocchio. La riscossa di una Nazione, la rivalsa di una popolazione.
Il cammino di quella Nazionale fu scandito dai gol di Rossi come la più bella delle sinfonie.
3 gol al Brasile
2 gol alla Polonia
1 gol alla Germania in finale
Capocannoniere di un Mondiale che sembrava avesse il nostro nome, il suo nome, stampato sopra. Gli alieni brasiliani si inchinano al fin troppo umano Paolo, eroe gentile di un mondo che in quegli anni ha dato probabilmente il meglio di sé ad ogni latitudine.
Vinse anche il Pallone d’Oro, in quell’anno d’oro.
Solo Ronaldo riuscì a centrare una stagione perfetta, solo il Fenomeno avvicinò l’intensità e la magnificenza messa in campo da Paolo in quella stagione.
Due settimana fa abbiamo pianto - e in fondo lo facciamo ogni giorno - Diego Armando Maradona.
Ecco, il nostro Diego è stato Pablito.
Eroe di tutti, gigante tra i giganti, vincitore sui vincenti.
Ha vissuto una carriera breve, che lo ha strappato presto dal prato verde. A 31 anni il ritiro, con una condizione fisica sempre più instabile e lontana da quella che lo incoronò come migliore al Mondo in quell’11 luglio.
E’ sbocciato nel Vicenza, ha vinto tanto con la Juventus, ha suonato l’ultimo assolo nel Milan.
Ma pensare ad un Pablito che non sia Nazionale è difficile.
Paolo Rossi è stato un patrimonio di tutti. Eterno nella sua classe, elegante nella sua essenzialità.
Le parole si confondono con le lacrime, scomodando il ricordo di questo campione.
Chi è nato anni dopo il trionfo di quella Nazionale la vede come un gruppo leggendario, come di fatto è stato. E Paolo Rossi fu la rockstar di quella band incredibile.
Se la Nazionale del 2006 è stata una poesia, quella del 1982 è stata l’ispirazione.
E Paolo Rossi ne fu il Maestro, lo spirito, l’anima e il fuoco. Calcistico, sportivo, umano.
Un eroe, un idolo.
Un altro Re che ci lascia, in questo anno dannato.
“Il Mondiale del 1982 andrebbe insegnato a scuola”
Paolo Rossi meriterebbe, e merita, un posto sui libri di scuola.
Ciao Pablito, e grazie.
Dei capolavori che hai disegnato.
Dei momenti che ci hai regalato.
Del calcio che ci hai mostrato.
Del Paese che hai unito.








